| Imperia |
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Già attraverso le più antiche fonti storiche disponibili, è agevole percepire nel Ponente Ligure preromano due distinte identità tribali facenti capo alle popolazioni degli Intemelii e degli Ingauni (rispettivamente più ad occidente e più ad oriente entro l'arco compreso tra le attuali città di Monaco e di Finale) più o meno legate al bacino imbrifero dei torrenti Roja ed Arroscia. Nei secoli tale assetto subì modifiche confinarie solo a partire da fine 700 quando si avviarono ridefinizioni consistenti della diocesi di Ventimiglia prima "ritoccata" a ponente, con il distacco del settore franco-monegasco nel 1802, quindi a levante, con lo spostamento del confine dal torrente Armea al torrente Bodo (1831). Anche la ripartizione territoriale laica, faticosamente ricomposta con le entità feudali altomedievali, pure a fronte di una realtà fortemente frammentata rispetto al passato, conserva la distinzione di fondo vedendo, a occidente, la formazione della Contea di Ventimiglia (controllata da una famiglia di legge romana legata agli Arduinici torinesi) e, ad oriente, quella del Marchesato dei Clavesana (collegato ad un nucleo valvassico di legge salica appartenente al ceppo degli Aleramici monferrini). Già a partire dal XIII secolo compaiono ovunque i nuclei di governo collettivo di base: quei comuni che pervengono a forme più o meno organizzate, più o meno durature, più o meno riconosciute, più o meno autonome inserendosi pienamente in una fenomenologìa storico-amministrativa ben nota in tutta l'area italica. E' in tale variegata sovrapposizione che intervengono elementi ed eventi esterni: prima di tutto la penetrazione genovese che si attua, a partire dal XIII secolo, con acquisti territoriali diretti ma soprattutto con una rete di accordi bilaterali pervenendo alla formazione di un dominio statale "leggero", di contenuti singolarmente "moderni"; in secondo luogo (a partire dal XVI secolo) la penetrazione sabauda mirante a formare, al contrario, una territorialità fortemente strutturata derivata da una concezione dello stato assai più formale ed anelastica. Non stupirà, dunque, che il Vicariato della Riviera d'Occidente, struttura essenzialmente giudiziaria con cui Genova organizza il Ponente Ligure, riconosca al suo interno larghissima autonomia ai centri "convenzionati" oppure ai feudi ancora sottomessi all'autorità dei titolari. Genova gestisce le dipendenze a livello giuridico diverso ed ammette persino diversità sul piano fiscale a seconda dei livelli considerati. Per l'apparato statuale sabaudo, che viene progressivamente ad interrompere a "macchia di leopardo" una continuità territoriale genovese puramente teorica, si deve considerare qualche "peso" amministrativo maggiore nella realtà tardoseicentesca della prefettura d'Oneglia. Alla vigilia della crisi rivoluzionaria del 1792-1798, che interesserà in forma diversa la Repubblica di Genova quanto il Ducato di Savoia, le strutture territoriali locali afferenti a due stati diversi si confronteranno in un sostanziale prevalere della prima a sfavore del secondo. Dal 1797 hanno vita sul territorio le giurisdizioni della Repubblica Democratica Ligure che, ancora una volta, riconoscono peso equivalente all'occidente rivierasco aggregato attorno a Sanremo, e al levante attorno a Porto Maurizio o ad Oneglia a seconda di prevalenze temporali. Nel 1805 tutta la Liguria entra a far parte dell'Impero napoleonico e la riviera, fino al torrente Argentina, rientra nel Departement des Alpes Maritimes (con Sanremo sottoprefettura), e, a levante, nel Departement de Montenotte (con Porto Maurizio sottoprefettura). Con la Restaurazione (1814-15) e la scomparsa della Repubblica di Genova, si ragiona in termini amministrativi unitarī e quindi sostanzialmente innovativi rispetto al passato. L'intero ponente fino all'attuale confine provinciale entra a far parte della Divisione di Nizza entro cui le prefetture (di Sanremo e di Oneglia) rivestono significato amministrativo diverso (a parte la subalternità evidente) dell'attuale. E' dal 1860 che viene a costituirsi una situazione molto più simile all'odierna poichè la parte della Divisione di Nizza, che non viene ceduta alla Francia di Napoleone III, viene provvisoriamente elevata al rango di Provincia essa stessa. Provvisorietà definitiva: destinata alla sola modifica formale dell'eponimia, in quanto dal 1923 (con la costituzione di una nuova città derivante dall'unione di Porto Maurizio e di Oneglia) si parlerà di Provincia di Imperia.
Nell'ambito della storia amministrativa locale si potrebbe individuare anche una storia dei collegi elettorali: almeno a partire dal 1798, quando nei territorī della Repubblica Ligure si svolsero le prime consultazioni elettorali di tipo moderno. La "polverizzazione" di collegi minimi (quasi a declinazione comprensorial-valligiana, tanto per intenderci), che caratterizza il primo esperimento "democratico", si ritrova anche nella ripresa del 1848, posteriore all'entrata in vigore dello Statuto Albertino. Nel 1880-82, con l'elaborazione della legge elettorale Zanardelli, i collegi si ampliano notevolmente e, da allora, è un alternarsi di tendenze dimensionali legate ai "sistemi" elettorali via via adottati su scala nazionale. In particolare, nella zona considerata, per circa un decennio dopo il 1848 funzionarono nove collegi elettorali (Finalborgo, Alassio, Pieve, Albenga, Oneglia, Porto Maurizio, Taggia, Sanremo e Ventimiglia) ridottisi fra il 1859 e il 1860 (a cavallo tra VII e VIII legislatura) a soli quattro (Albenga, Oneglia, Porto Maurizio, Sanremo) a seguito delle modifiche territoriali connesse con la formazione del Regno d'Italia, destinati a ulteriori semplificazioni con il passaggio (1882) dal sistema a scrutinio di lista al sistema uninominale e successivamente ricostituiti (1892) con il ritorno allo scrutinio di lista. Nuove modifiche si ebbero con le elezioni del 1919 in cui i collegi assunsero per la prima volta estensione regionale. Nel 1948, alla ripresa della normalità democratica, si adotteranno comunque queste più ampie circoscrizioni elettorali su identica base regionale. Da allora si sono succedute ancora altre modifiche. L'ultima è quella disposta dalla Legge 21 dicembre 2005, n. 270, che ha riformato i sistemi di elezione della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, introducendo il voto di lista e il premio di maggioranza in favore della coalizione di liste collegate o della lista isolata che ottenga, sul piano nazionale per la Camera, o sul piano regionale per il Senato, il più alto numero di voti. Si tratta, dunque, in entrambi i casi, di un sistema maggioritario di coalizione, con successivo riparto proporzionale dei seggi spettanti tra le liste componenti. |
