“Siamo in un territorio che ha una presenza industriale significativa, che ha dei colossi quali - per citarne due - Fincantieri e Arinox a Sestri Levante, ma siamo in un territorio dove ci sono tante piccole e medie aziende, che anche qui rappresentano la connotazione industriale del nostro Paese. Operano in maniera significativa nel settore del turismo, della nautica da diporto, della chimica, della siderurgia, della metalmeccanica. Sono aziende che hanno avuto la capacità, in questi anni difficili, di contrastare la crisi, tenendo forte la barra in mezzo al ciclone che ci è capitato sopra. Hanno proseguito ad investire e innovare, facendo anzi crescere, anche nella sostanza complessiva, la capacità di internazionalizzazione”.
DISCORSO DEL MINISTRO CLAUDIO SCAJOLA AL CONVEGNO "LO SVILUPPO DEL TIGULLIO ORIENTALE. PROSPETTIVE E PROGETTI" (Casarza Ligure, 6 ottobre 2009)
"Cari amici del Tigullio, sono lieto di essere qui con voi. Ringrazio per la loro presenza il Prefetto, il Presidente della Provincia, la Presidente Garbarino. Un saluto va poi ai miei colleghi parlamentari, e un particolare ringraziamento ai sindaci di Muzio, di Moneglia e di Castiglione. Sono felice di partecipare con voi, in questa bella sala, a questa occasione di incontro che avete organizzato per confrontarvi sui problemi della Riviera di Levante, e in particolare di quest'area. Sono lieto perché è basilare che il territorio sia infornato, in questo momento di difficoltà nel settore della comunicazione che stiamo vivendo, in cui mi pare ci sia più attenzione per il gossip, per le polemiche e per le bassezze che per una valutazione dei problemi, pur con le opinioni contrastanti che ci sono e che ci devono essere tra le parti politiche. Noi siamo al Governo per risolvere i problemi dei cittadini, per risolvere i problemi delle persone. Siamo qui a parlare di sviluppo in un territorio che ha risentito anch'esso delle difficoltà economiche dell'Italia. Siamo in un territorio che ha una presenza industriale significativa, che ha dei colossi quali - per citarne due - Fincantieri e Arinox a Sestri Levante, ma siamo in un territorio dove ci sono tante piccole e medie aziende, che anche qui rappresentano la connotazione industriale del nostro Paese. Operano in maniera significativa nel settore del turismo, della nautica da diporto, della chimica, della siderurgia, della metalmeccanica. Sono aziende, e ne ho visitato recentemente una, che hanno avuto la capacità, in questi anni difficili, di contrastare la crisi, tenendo forte la barra in mezzo al ciclone che ci è capitato sopra. Hanno proseguito ad investire e innovare, facendo anzi crescere, anche nella sostanza complessiva, la capacità di internazionalizzazione. Noi sappiamo che le difficoltà che il Paese ha e che hanno le nostre imprese per produrre, e quindi per creare ricchezza, sono rese particolarmente complesse dalla difficoltà del credito. Ne hanno già parlato Repetto e l'amico Grillo. Non c'è dubbio che la stretta creditizia sia una delle preoccupazioni maggiori per il sistema imprenditoriale italiano, e in particolare per le piccole e le medie imprese che hanno minore facilità di contrattazione e minore possibilità di cassa. Ecco perché noi riteniamo, nell'affrontare questo tema basilare dello sviluppo del territorio del nostro Paese e del sistema imprenditoriale nel suo complesso, che sia necessario un grande equilibrio, che talvolta invece pare venir meno, ed è travisato da alcune affermazioni. Se è vero, da un lato, che il sistema bancario italiano ha retto a differenza di tutti gli altri sistemi bancari; se è vero che lo Stato non ha dovuto intervenire direttamente con risorse massicce, pensiamo che la Germania è intervenuta con 150 miliardi di euro, ció significa che il nostro sistema bancario, forse perché è troppo risparmioso o troppo prudente, di fatto, ha retto. Dall'altra parte è altrettanto vero che in un momento difficile di crisi, in cui le imprese hanno bisogno di aiuto e di liquidità, è necessaria, a mio parere, una valutazione più attenta. Ecco perchè ritengo che il sistema bancario, nel rilasciare il credito, debba prestare una maggiore attenzione nella valutazione della capacità di proposta dell'impresa. Noi non vogliamo il credito "cattivo", altrimenti il sistema bancario salterebbe. Noi vogliamo il credito "buono", ma un credito "buono" che serva non soltanto per la copertura delle garanzie di solidità, ma che abbia anche la capacità di intravedere quale possibilità effettiva di sviluppo abbia il progetto che viene presentato. Questa è la posizione che ritengo sia la più saggia, e penso che debba essere perseguita in questo momento. Nel contempo, proprio per aiutare da un lato il sistema delle imprese e dall'altro il sistema bancario, abbiamo messo a disposizione degli strumenti. Uno strumento è quello dei bond, del rifinaziamento del capitale, che è messo a disposizione. Il che vuol dire che puó essere utilizzato o meno dal sistema bancario a seconda delle proprie esigenze: in un sistema di libero mercato vogliamo conservare la libertà del sistema bancario. Dall'altro, come Stato, abbiamo operato una grande rivoluzione sul fondo di garanzia, allargandolo al mondo dell'artigianato che ne era escluso, e che è in realtà una componente essenziale del nostro sistema di impresa, anche delle grandi imprese, che hanno un forte appoggio sul sistema artigianale. Abbiamo elevato la quota del fondo a un miliardo e 600 milioni, una somma molto alta, ma soprattutto ci abbiamo messo sopra le garanzie di Stato, che sono un modo, non solo per rendere meno avaro il credito delle banche, perché garantito, ma anche per aiutare la stessa diminuzione del costo del denaro del sistema bancario, poiché lo spread viene a diminuire. Questa è l'azione che abbiamo svolto su un tema essenziale, che riguarda la crisi economica che stiamo vivendo, e devo dire che i primi risultati ottenuti con questi strumenti mi paiono positivi. Nei primi nove mesi le richieste accolte sono state 15 mila, il 70 per cento in più rispetto al 2008, il che vuol dire che lo strumento era atteso, che lo strumento era utile, e mi piace dire qui in Liguria che nei primi 9 mesi 300 sono state le richieste accolte che interessano imprese liguri. E sempre per capirsi queste 300 richieste accolte per imprese sul fondo di garanzie al credito rendono possibili e mobilitano 60 milioni di euro di investimenti. Mi pare quindi che questi dati siano una risposta già significativa al momento difficile per quanto riguarda il credito alle imprese. E' evidente che con lo stesso impegno abbiamo cercato di muoverci per fare le riforme strutturali necessarie per questo Paese. I momenti di crisi, se hanno un rovescio della medaglia, è quello di essere l'occasione per guardarci bene dentro e modificare quello che non ha funzionato. E allora abbiamo iniziato ad affrontare uno dei problemi più grossi, che è quello delle infrastrutture inefficienti. "Infrastrutture inefficienti" non significa una difficoltà di spostamento per le persone. Significa rendere meno significative le nostre opere, significa non riuscire ad ‘agguantare' il grande fenomeno del turismo globale che ha l'esigenza di muoversi con celerità, e che produce grande ricchezza nei Paesi che, come l'Italia, hanno un patrimonio culturale e storico, oltre che paesaggistico e climatico. Quello infrastrutturale è un tema che interessa tutta l'Italia, interessa tutti i territori, e quando ci si cala nella realtà delle diverse Regioni si vede quanto sia necessario un grande piano infrastrutturale. Ne avete già parlato e non voglio dilungarmi sull'argomento, ma in questo territorio da quanto tempo si aspetta il tunnel di Fontanabuona, da quanto tempo si aspetta il collegamento della Val di Taro con la Romagna? Credo siano temi per i quali è necessario un approccio culturale diverso. Qui non è questione di voler polemizzare a tutti i costi. Lo ha accennato prima Luigi Grillo: io c'ero nel 1991 quando, pur con la crisi che iniziava anche allora ad evidenziarsi e che poi arrivó al suo culmine nel '93, era già pronto il finanziamento di una infrastruttura che ogni volta cambi<
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