“Mi piace in particolare essere qui oggi con voi perché l’occasione è quella del ricordo e quella del futuro: il ricordo della storia di Ansaldo Energia, di Ansaldo Nucleare, con i protagonisti, molti sono presenti, che avevano costruito qui un’eccellenza italiana nel mondo ed il futuro perché non è solo una manifestazione di incontro tra persone, collaboratori, dipendenti dell’azienda, mondo universitario, manager, esponenti politici, per ricordare il passato, ma un modo per trarre da questo passato gli stimoli per il futuro”.
INTERVENTO DEL MINISTRO CLAUDIO SCAJOLA IN OCCASIONE DELLA VISITA ALLO STABILIMENTO "ANSALDO ENERGIA" Genova,(17 novembre 2009) "Sono lieto di essere qui, in questa storica fabbrica italiana e di Genova, dove gli investimenti crescono, in mezzi finanziari e in risorse umane. Sono stato qui l'ultima volta con il Ministro dell'Industria russo, e in meno di un anno ho visto ancora crescere lo stabilimento con nuove tecnologie e nuovi impianti. Mi piace in particolare essere qui oggi con voi perché l'occasione è quella del ricordo e quella del futuro: il ricordo della storia di Ansaldo Energia, di Ansaldo Nucleare, con i protagonisti, molti sono presenti, che avevano costruito qui un'eccellenza italiana nel mondo ed il futuro perché non è solo una manifestazione di incontro tra persone, collaboratori, dipendenti dell'azienda, mondo universitario, manager, esponenti politici, per ricordare il passato, ma un modo per trarre da questo passato gli stimoli per il futuro. Io sono convinto che le qualità per le quali i popoli sono cresciuti nella storia sono il coraggio coniugato al sapere, guardando e sapendo legger il futuro. Quando queste qualità si sono coniugate, il mondo è cresciuto, i popoli si sono affermati. Il nostro Paese invece nell'ultimo ventennio è stato un Paese che ha fatto trionfare la paura, la preoccupazione di vedere il futuro, l'isolarsi nei sentimenti non di progresso, che ognuno di noi porta dentro, ma quelli invece dell'accomodarsi in maniera pigra, senza vedere cosa succedeva nel mondo. Noi siamo usciti dal nucleare per una manovra politica che sfruttava le serene paure dei cittadini normali. Non abbiamo fatto capire e non abbiamo ragionato con i cittadini su quello che effettivamente avveniva. E siamo stati gli unici. Abbiamo dimostrato una incapacità della politica a reagire di fronte ad un'avversità e abbiamo quindi esasperato i sentimenti deteriori dell'uomo e non quelli dell'esaltazione delle caratteristiche principali della maggiore e più importante meraviglia che il Creatore ha fatto: l'uomo. Non abbiamo sostituito al nucleare crescente altre forme di energia. Abbiamo semplicemente ritenuto che fosse utile mandare al macero risorse importanti che erano state stanziate. Abbiamo mandato al macero generazioni di eccellenti tecnici che si stavano formando. Da questo libro che sfoglierete, abbiamo chiuso centrali nucleari che erano quasi finite e abbiamo continuato a scaricare sui cittadini italiani il costo di quell'investimento tecnologico importantissimo che era il nucleare facendolo pagare, come tutt'ora paghiamo, senza prenderne i vantaggi. C'è chi conta questi danni per il Paese. I danni diretti sono stati 15 miliardi di euro; i danni indiretti - che significa contratti di lavoro per le aziende, assunzioni di personale, crescita dei tecnici e non ultimo il costo maggiore dell'energia elettrica che è il 30% in più della media europea che corrisponde, a valuta attuale, a 50 miliardi di euro. Ecco, le responsabilità che portano le istituzioni è questa: un danno spaventoso al Paese che non vediamo ma che c'è stato, che è giusto ricordare, e che ci ha messo nelle condizioni di competere con molta più difficoltà con il resto del mondo. Un Paese dove cavalcando le paure, invece che esaltare il coraggio delle scelte e intravedere il futuro, sono state fermate le infrastrutture nel nostro Paese: autostrade, ferrovie, infrastrutture energetiche, la possibilità di trasmettere l'energia : oggi la Sicilia paga l'energia più cara della Lombardia perché non si riesce a collegare con efficienza energetica quel territorio: anche qui, dei no ideologici cavalcati male, a mio parere, hanno bloccato lo sviluppo del Paese. E se noi sommiamo il danno economico del costo dell'energia per i cittadini e per le imprese, al danno economico del costo del trasporto delle merci nel nostro territorio, che viene stimato intorno al 10-15% in più della media degli altri Paese europei, ci rendiamo conto che c'è stato un vero miracolo italiano: quello che in queste condizioni di assoluta disparità con il resto d'Europa si sia riusciti a crescere più lentamente ma comunque a crescere. Ma ci fa dire, è il rovescio della medaglia, che se non avessimo avuto questi gap, avremmo proseguito il miracolo italiano degli anni sessanta e oggi saremmo una grande potenza industriale con più forza di tanti altri Paesi. Da queste semplicissime constatazioni io sono partito quando ho ritenuto giusto che nel programma di Governo Berlusconi fosse inserito il ritorno al nucleare. Io non sono uno scienziato, io sono un uomo ‘da marciapiede' che cerca di capire e di far capire che uno più uno fa due, e che è necessario fare i conti per far crescere le nostre famiglie, quindi per far crescere la nostra società. Quindi, non era più sostenibile un costo energetico di questo livello. Ecco perché, andando a sentire, ad ascoltare nel passato, nei tre o quattro anni, ho colto una semplicissima verità: che in tutti i Paesi del mondo era necessario coniugare il rispetto dell'ambiente ad una migliore efficienza energetica, ma ad una diversificazione delle fonti energetiche per produrre energia elettrica. Una semplicissima constatazione che si vede andando in giro per tutto il mondo, e che ci ha portato, alla nascita di questo Governo, di inserirlo tra i punti programmatici. Devo dire con piacere che ho ascoltato il ricordo dell'ingegner Zampini sul 2005, sulla rinascita di Ansaldo Nucleare, quando proprio discutendo di questi argomenti con lui, con Guarguaglini, con Adinolfi, si capì che bisognava dare qualche scossone, e Finmeccanica ha un grande merito: non solo quello del passato, che è stato ricordato, ma anche quello recente di aver avuto il coraggio di costituire di nuovo Ansaldo Nucleare qui a Genova. Ma ci voleva il contesto, ci voleva l'opera legislativa, ci voleva il coraggio, coniugato al sapere, per guardare al futuro. E così abbiamo ritenuto di inserire una parte significativa sull'energia, come tema principale della Legge Sviluppo che è diventata legge dopo un anno di confronto parlamentare. L'ho presentata in Parlamento dopo un mese dalla nomina a Ministro dello Sviluppo Economico ed è diventata legge il 15 di agosto scorso. Un tema sul quale tutti siamo portati a scappare, cioè non se ne vuole parlare. Eppure ognuno ha bisogno di energia, in casa, all'università, nella scuola, nell'impresa. E' come quel commerciante che pensando di vendere maggiormente i suoi prodotti, ma di risparmiare sui costi, spegnesse le luci delle vetrine. Il nostro obiettivo è mantenere le vetrine accese, rendere ancora più luminoso il nostro negozio, avere efficienze energetiche investendo nell'innovazione, affinché a parità di resa ci sia minor consumo, ma nello stesso tempo dare la garanzia che questa luce rimanga sempre accesa e riuscire a garantire che l'energia che illumina questa luce possa costare quanto meno come negli altri Paesi europei. Così ci siamo mossi, così abbiamo lavorato. E credo che anche aver scelto la strada del confronto parlamentare, per il giusto dissenso di chi non sa vedere il futuro, ma è giusto che lo esprima, invece che procedere per decretazione d'urgenza, abbia permesso che il rientro del nucleare in Italia dopo lo sciagurato referendum dell'87 sia avvenuto in modo sereno. Oggi le leggi italiane prevedono la produzione di energia elettrica nel nostro Paese anche attraverso il nucleare. E' una svolta storica. Talmente storica, talmente importante che i giornali e i media se ne sono accorti poco. Se ne sono accorti, in questo per<
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