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Intervento del Ministro Scajola in occasione del Convegno "Green Economy: occasione storica per il Mezzogiorno"

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“Nel Mezzogiorno, proprio dove maggiore è la necessità di assicurare la competitività delle aziende, i prezzi dell’elettricità sono persino più elevati. Per fronteggiare questa situazione, siamo intervenuti a colmare i ritardi accumulati negli ultimi 25 anni, elaborando una Strategia energetica nazionale e definendo obiettivi certi di sviluppo: un mix di generazione elettrica formato dal 50% di combustibili fossili, 25% di fonti rinnovabili e 25% di nucleare".

CISL

GREEN ECONOMY: OCCASIONE STORICA
PER IL MEZZOGIORNO

(Napoli, Città della Scienza, 28 aprile 2010)

INTERVENTO
DEL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO
ON. CLAUDIO SCAJOLA

 

Segretario Bonanni,
Segretario De Masi,
caro Maurizio,
amici della CISL,
sono lieto che questa importante iniziativa si svolga proprio qui, a Napoli, nella più grande e più importante città del mezzogiorno.
Con questo convegno e con le sue proposte,  che interessano la sostenibilità del nostro modello di sviluppo ed il futuro del Paese, la CISL dimostra, una volta di più, di essere un sindacato attento alle dinamiche economiche e sociali, in grado di coglierne le evoluzioni, disponibile al confronto.

I Vostri 4 milioni e mezzo di iscritti rappresentano una grande risorsa per il Paese, che soprattutto in questo momento di difficoltà deve saper coniugare crescita, tutela dei lavoratori e delle loro famiglie, rilancio del mezzogiorno.
Un rilancio che passa certamente anche attraverso interventi di riequilibrio del nostro settore energetico, il cui sviluppo è stato per troppo tempo condizionato da scelte politiche miopi e irrazionali.

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: un mix di generazione elettrica fortemente squilibrato, composto per ben l'82% da fonti fossili, ed un costo medio dell'elettricità più caro del 30% rispetto ai principali partner europei.
E nel Mezzogiorno, proprio dove maggiore è la necessità di assicurare la competitività delle aziende, i prezzi dell'elettricità sono persino più elevati!
Per fronteggiare questa situazione, siamo intervenuti a colmare i ritardi accumulati negli ultimi 25 anni, elaborando una Strategia energetica nazionale e definendo obiettivi certi di sviluppo: un mix di generazione elettrica formato dal 50% di combustibili fossili, 25% di fonti rinnovabili e 25% di nucleare.

Ed è in questa strategia che si inserisce la politica del Governo in favore della così detta green economy, settore chiave e in continua espansione, destinato a fornire un contributo decisivo allo sviluppo sostenibile dell'Italia e alla sua crescita economica ed occupazionale.
Una strategia che si è già concretizzata in misure dirette a promuovere la produzione di energia da fonti rinnovabili, ma anche l'efficienza energetica.
Il nostro Paese ne potrà trarre molteplici vantaggi, in termini di contenimento delle emissioni di gas serra, rispetto dei vincoli ambientali europei, diminuzione della dipendenza energetica dall'estero, abbattimento dei costi della bolletta, creazione di occupazione, promozione dell'innovazione.

In linea con questa strategia, il Ministero dello sviluppo economico ha avviato un articolato pacchetto di interventi: semplificazioni procedurali, armonizzazione delle normative regionali, sistemi di incentivazione.
L'obiettivo è garantire un quadro normativo stabile, che consenta alle imprese di pianificare i propri investimenti.
E' un percorso avviato da poco, che tuttavia ha già portato a risultati incoraggianti. Oggi l'Italia è al secondo posto in Europa, dopo la Germania, per potenza installata in un anno nel fotovoltaico. In questo settore siamo cresciuti del 228% nel corso del 2009.
Così pure nell'eolico, nell'ultimo anno abbiamo installato il 37% in più di impianti rispetto al 2008.
Infine l'Italia continua ad essere il primo paese d'Europa nel campo dell'idroelettrico.

Complessivamente dunque a fine 2009 abbiamo registrato una
produzione da fonti rinnovabili che supera il del 20% del consumo interno lordo.
Grazie agli interventi di efficienza energetica attivati con le detrazioni fiscali del 55% e i certificati bianchi, nel corso del 2009 sono stati risparmiati, secondo le prime stime dell'ENEA, circa 30.000 GigaWatt/ora.

Questi confortanti risultati sono i primi frutti della politica energetica del Governo Berlusconi. E' una politica che abbraccia tutte le aree di interesse strategico: fonti rinnovabili, efficienza energetica, sviluppo della rete elettrica, cattura e confinamento dell'anidride carbonica.
E poi, naturalmente, l'energia nucleare.
L'altro ieri il presidente Berlusconi ha ribadito con forza l'impegno assunto dal nostro governo: entro la legislatura verrà posta la prima pietra delle nuove centrali nucleari. Un passo fondamentale, per cominciare a colmare un ritardo accumulato irresponsabilmente per decenni dal nostro paese, rispetto a tutto il resto d'Europa e del mondo.
L'energia nucleare – va detto con grande chiarezza - è parte integrante dell'economia "verde", almeno per il contributo importante che assicura alla riduzione delle emissioni di "gas serra" e, quindi, alla lotta al cambiamento climatico.

Lo ha riconosciuto il presidente Obama, sbloccando  i fondi per la realizzazione di altre due centrali, in aggiunta alle 104 già esistenti negli Stati Uniti.

E lo ha riconosciuto persino il co-fondatore di Greenpeace, Partick Moore, divenuto ormai un convinto "nuclearista".

Naturalmente, il rilancio del nucleare non si improvvisa: richiede responsabilità, coesione, scelte stabili e soprattutto condivise.
Sono questi i principi che ispirano la nostra azione di Governo.
E concordo con il documento della FLAEI-CISL quando sottolinea che la scelta nucleare nel nostro Paese deve essere "partecipata e consapevole": non è pensabile realizzare grandi progetti senza una corretta informazione, il consenso e il coinvolgimento delle comunità locali e degli operatori.

E' una prassi, quella del confronto e della collaborazione, che il Governo considera il metodo giusto per affrontare non solo il nucleare, ma tutte le grandi scelte strategiche sull'energia: il nuovo "conto energia" per il fotovoltaico,  le linee guida per le rinnovabili, il Piano straordinario per l'efficienza energetica, il decreto di incentivazione della cogenerazione.
Parlo di un  complesso di interventi che hanno un denominatore comune: coniugare ambiente e sviluppo, con l'effetto di imprimere una decisa accelerazione agli investimenti, con conseguenti ricadute positive anche sui livelli occupazionali e sulla crescita economica.

Ma l'impegno del Governo Berlusconi non si ferma qui. La necessità di rilanciare in Italia un'economia sostenibile deve essere coniugata con l'esigenza di sviluppo del Mezzogiorno che, proprio per le sue caratteristiche morfologiche, storiche, ambientali, puó costituire un forte traino all'affermarsi della green economy.

In questa prospettiva, e con particolare attenzione alle piccole e medie imprese, il Ministero dello Sviluppo economico ha avviato il Programma Operativo Interregionale Energia (POIN), grazie ai Fondi europei di sviluppo regionale (Fesr).
Le Regioni coinvolte sono otto: Calabria, Campania, Puglia e Sicilia (che rientrano nel cosiddetto "obiettivo convergenza") e Abruzzo, Basilicata, Molise e Sardegna (che rientrano nel cosiddetto "obiettivo competitività").
Attraverso il POIN sono stati stanziati 1,6 miliardi di euro, per promuovere  l'aumento del consumo di energia da fonte rinnovabile, il miglioramento dell'efficienza energetica, lo sviluppo imprenditoriale e la creazione di filiere produttive locali.

Per garantire l'erogazione di fondi su progetti specifici presentati dalle piccole e medie imprese nelle Regioni del Sud, a dicembre è stata inoltre formalizzata una sezione speciale del Fondo di garanzia per le PMI.
Questa sezione è stata dotata di 92 milioni di euro, messi a disposizione per progetti sulle fonti rinnovabili e sul risparmio energetico.
Altri 245 milioni di euro sono stanziati infine, da qui al 2011, per l'innovazione, finanziando i bandi per la ricerca sul sistema elettrico.
In questo modo, puntiamo ad aumentare la competitività delle aziende del Meridione e dei loro prodotti, così da innescare un processo virtuoso, che porterà ad una crescita dell'occupazione diretta e indiretta.


Caro Segretario,
l'interesse del Governo per l'economia verde non si ferma ai soli profili energetici.
Green economy significa anche promozione di tecnologie a basso impatto ambientale, tutela dei prodotti agroalimentari DOC, riciclo e termovalorizzazione dei rifiuti: tutti temi di grande rilievo per il Mezzogiorno, sui quali il Governo Berlusconi è già intervenuto con concrete misure di sviluppo.
La green economy costituisce quindi una grande opportunità per il Meridione, una "occasione storica", come efficacemente ci ricorda il titolo di questo incontro.
E sono certo che con il Vostro contributo, amici della Cisl, riusciremo a valorizzarne al meglio le potenzialità, costruendo per il Mezzogiorno un futuro di crescita economica, valorizzazione dell'ambiente, benessere dei cittadini.
Il Governo Berlusconi ha ben chiaro un concetto: il sud non è un problema, è una risorsa. Se non crescerà il sud, non crescerà il nostro paese.

E' una grande opportunità, e al tempo stesso una grande sfida. Possiamo e dobbiamo vincerla insieme!