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Convegno su Roberto Lucifredi “Un politico della nostra valle”

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"L'opera e le azioni di Roberto Lucifredi costituiscono, in scala storica, una pietra miliare del travagliato processo di riforma e ammodernamento dell'impiego pubblico".

Ringrazio il Sindaco, l'amico Paolo Ronco, e tutta l'Amministrazione Comunale di Borghetto d'Arroscia per aver organizzato questo Convegno su "Un politico della nostra valle", Roberto Lucifredi, un politico ancora radicato nella memoria e nel cuore di tanti cittadini. Dopo gli interessanti interventi degli amici Giuliano, Biasotti e Boscetto, mi è stato affidato il compito di concludere e di delineare il "profilo istituzionale e il progetto riformatore di Roberto Lucifredi".

Come è stato già ampiamente ricordato, Roberto Lucifredi, nell'incarico di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel VII e VIII Governo De Gasperi, nonché nei Governi Pella, Fanfani e Scelba, fu l'illuminato ispiratore e il responsabile dell'Ufficio per la Riforma dell'Amministrazione, costituito all'inizio del 1950. Lucifredi divenne il vero e proprio deus ex machina della nuova struttura ministeriale. Insieme con un pool di circa venti funzionari e studiosi, teorizzó, nell'arco di un quinquennio, la diffusione, all'interno della Pubblica Amministrazione, di tecniche organizzative e metodi di lavoro della scienza dell'organizzazione di matrice anglosassone. In particolare, Egli divenne il più convinto assertore della esigenza di promuovere e valorizzare gli uffici di studio, le analisi dei costi e dei tempi di esecuzione amministrativa, i corsi di formazione del personale, la razionalizzazione delle tecniche di lavoro.

In una Sua circolare del 1952, venivano elencati i quattro punti - chiave per il riordino dell'Amministrazione:
1) migliore ripartizione delle attribuzioni tra gli organi centrali e quelli periferici dello Stato;
2) migliore reclutamento, preparazione, selezione e distribuzione del personale;
3 semplificazione delle procedure;
4)accessibilità e chiarezza della legislazione amministrativa.

Quasi un preludio storico di quanto ha fatto il nostro Governo in questa XIV Legislatura, in termini di semplificazione e di razionalizzazione amministrativa. Con intuizioni e propositi che appaiono addirittura stupefacenti per l'epoca, Lucifredi colse appieno l'esigenza di avvicinare l'efficienza del settore pubblico a quella del settore privato, mutuando da quest'ultimo la dovuta attenzione allo studio dei meccanismi di spesa ed alle proiezioni economico-finanziarie. Nel rapporto sull'attività dell'Ufficio, pubblicato nel 1955, Lucifredi ebbe modo di sottolineare che la preoccupazione del costo appariva estranea alla forma mentis degli Amministratori Pubblici, per i quali – recito testualmente: "non mette conto, in generale, domandarsi se vi sia compenso o almeno ragionevole proporzione tra il sacrificio sopportato dalla società per il mantenimento di un determinato servizio o istituto e l'utilità che se ne ricava".

Con tali intendimenti, Egli promosse la meccanizzazione dell'attività amministrativa per migliorare tempi e i modi di alcuni aspetti nevralgici della funzionalità degli uffici; l'archiviazione e la registrazione del protocollo dei documenti; le caratteristiche della modulistica; le condizioni ambientali e l'arredamento degli uffici; lo snellimento delle procedure. Lucifredi mirava a razionalizzare gli uffici in modo da rendere la loro attività semplice e rapida, nel solco di un taylorismo amministrativo probabilmente troppo ambizioso per la cultura professionale della dirigenza pubblica di quel periodo, fortemente pervasa – come, in parte, lo è ancora oggi - di formalismo giuridico-amministrativo. Il Suo sforzo propositivo, frutto di una cultura spiccatamente scientifica, si collocava all'esterno dell'attività quotidiana dei Ministeri ed acquisì un significativo rilievo più sotto il profilo della elaborazione che non di quello delle realizzazioni, dove finì per soccombere soprattutto a causa delle forti resistenze burocratiche. La stessa funzione di accentuato coordinamento – un preludio anch'essa della recente Direttiva presidenziale, da me sottoposta al Presidente Berlusconi! – di una rinnovata e funzionale Presidenza del Consiglio cozzava contro il processo di forte consolidamento degli apparati ministeriali che, in quel periodo, si andava realizzando.

Una significativa linea di attività dell'Ufficio produsse la "riforma burocratica", imponente progetto di riforma dello stato giuridico del personale pubblico. In un primo tempo, si delineó un disegno riformatore di ampia portata, ispirato alla revisione dell'assetto dei pubblici dipendenti fondato sulla stretta correlazione tra gerarchia militare e gerarchia civile. Lucifredi propose di rivedere tale assunto puntando sull'autonoma disciplina delle carriere direttive e sul nuovo principio cardine del "grado funzionale".In sostanza, concepì un'articolazione organizzativa tale che a ciascun grado corrispondesse una funzione: si trattava in concreto di una vera e propria rivoluzione, in grado di sovvertire tutta l'impostazione che sino ad allora aveva dominato l'ordinamento. La riclassificazione delle carriere mirava ad evitare la grave difficoltà di identificare, non soltanto la persona fisica, ma, talvolta, anche l'ufficio sul quale far ricadere la responsabilità di errate applicazioni della legge, di negligenze, di omissioni e di ritardi.

Riduzione della complessità organizzativa e individuazione delle responsabilità dirigenziali apparivano - ed appaiono, ancora oggi - come i due punti fondamentali del Suo progetto. Come corollario sarebbe stato rivisto il sistema delle assunzioni allo scopo di meglio garantire, nella selezione, la scelta dei migliori. La progressione economica in carriera sarebbe avvenuta al termine di ogni quadriennio di permanenza nel grado.La preparazione del personale a tutti i livelli sarebbe stata curata con particolare attenzione.

Nel settore della formazione professionale, che una tradizione secolare affidava essenzialmente alla pratica d'ufficio, l'Ufficio per la Riforma produsse il progetto di una Scuola Nazionale dell'Amministrazione alla francese, da porre alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio, nel solco del modello transalpino delle Grande Écoles e di quello inglese, imperniato sui college, come fucina delle elite pubbliche. Tale progetto fu integralmente ripreso dal legislatore del 1962 che dette vita alla Scuola Superiore delle Pubblica Amministrazione.

Nel luglio 1955, con il Governo Segni, Ministro per la Riforma divenne Guido Gonella che, purtroppo, smorzó progressivamente la spinta innovatrice dello staff di Lucifredi. La stessa legge delega per l'emanazione delle norme relative al nuovo stato giuridico dei dipendenti statali risultó contraddittoria e inefficace. Il successivo Testo Unico 10 gennaio 1957, n. 3, recante lo Statuto degli Impiegati Civili dello Stato, fu assai meno incisivo di quanto immaginasse l'Ufficio per la Riforma, limitandosi a disegnare 4 carriere (direttiva, di concetto, esecutiva e ausiliaria), senza accogliere la proposta di introduzione del "grado funzionale".La progressione economica che avrebbe dovuto essere collegata al merito venne ricondotta all'anzianità, senza demerito.Dal punto di vista organizzativo vennero confermati i tipici caratteri di rigidità, gerarchismo e verticismo, riflessi nel sistema dei ruoli chiusi e venne confermata la centralità dell'ufficio-organo a discapito della valorizzazione delle funzioni.

Il progetto di Lucifredi, quindi, soffrì dell'ostilità, per non dire del boicottaggio delle Amministrazioni.

Al di là del dato strettamente legislativo, l'opera e le azioni di Roberto Lucifredi costituiscono, in scala storic