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Convegno A.I.D.D.A.“L’Italia sale in barca: Porti turistici. Una nuova frontiera per la Liguria”

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“Si può coniugare lo sviluppo turistico della Liguria e dell’Italia e una forte crescita di posti barca con la capacità di inserirli nell’ambiente per migliorare il nostro territorio.”

Grazie Signore e Signori, Autorità, Presidente Gucci, Presidente Manicardi, illustri relatori e ottima e severa moderatrice,

sono molto lieto di partecipare a questo Convegno che l'AIDDA Liguria fa qui a Sanremo a Porto Sole, in questa struttura che è stata una delle prime strutture turistiche portuali italiane ed una delle più grandi, oggi presieduta con molta capacità da Beatrice Cozzi, che ringrazio per l'ospitalità.

E' anche l'occasione per confermare la mia ammirazione nei confronti di un'organizzazione che ormai da tempo è un punto di riferimento per quanti vogliono approfondire i temi dello sviluppo economico con quel taglio straordinario e originale legato ad un contributo importante: l'ottica femminile.

E' altresì l'occasione per me, come già altri hanno fatto prima che io arrivassi, per ricordare qui Gianni Cozzi che è stato il primo alfiere della nostra portualità turistica qui in Liguria.
E poi è anche di particolare interesse a motivo del ruolo istituzionale che oggi ricopro confrontarmi su temi che mi sono sempre stati a cuore come il turismo e la nautica da diporto.

Sappiamo tutti che la sfida dell'industria turistica italiana è oggi di offrire prodotti di qualità, prezzi competitivi, adatti a ciascun tipo di domanda.
E qui si inserisce il discorso così peculiare ma così ricco di straordinarie potenzialità che è la nautica da diporto e i servizi ad essa collegati.
Il sistema portuale italiano a servizio della nautica da diporto dispone di una estensione di coste – lo diceva nel suo articolo e lo ha ricordato Susy De Martini -  e di una posizione strategica al centro del Mediterraneo che se fossero accortamente utilizzate potrebbero  non solo renderlo altamente competitivo, ma anche assicurargli posizioni di assoluta preminenza rispetto alla concorrenza.

La nautica da diporto, nel nostro Paese, ha vissuto negli anni e sta ancora vivendo una stagione di forte crescita, come sappiamo. Secondo le stime più recenti – ed è un dato molto semplice ma molto significativo, perché ci rimane sicuramente in mente –  evidenzia la  media di una imbarcazione ogni 140 abitanti. Pensate negli anni '60 era di una imbarcazione ogni cinquemila abitanti.

Una conferma dell'indovinato titolo che avete scelto per questo convegno: "L'Italia sale in barca".

Un trend che l'industria della nautica da diporto ha saputo intercettare molto bene, con risultati molto significativi.

Cito un solo dato: nel 2001 il valore della produzione di unità da diporto era pari a 1.388 milioni di euro, nel 2004 - l'ultimo dato disponibile a consuntivo -  è salito a 1.867 milioni di euro: un incremento in tre anni di circa il 35%.

Eppure, pur con dati così confortanti, la portualità turistica in Italia presenta ritardi rispetto alla maggior parte dei Paesi ad economia avanzata del Mediterraneo.

All'aumento dei diportisti non si è registrata infatti – lo ha detto molto bene il relatore che mi ha preceduto - una proporzionale crescita dei posti barca disponibili. La carenza di approdi-posti barca per chilometro di costa è evidente soprattutto se rapportata alle corrispondenti disponibilità che caratterizzano l'offerta degli altri Paesi mediterranei.

E occorre anche rilevare che l'offerta esistente - dobbiamo dircelo anche in presenza di tanti operatori nautici - presenta problemi in ragione di una disomogenea distribuzione dei posti barca attrezzati lungo le coste italiane.

C'è una forte concentrazione nel Centro-Nord, che arriva attorno al 70% , e fra l'altro questa forte concentrazione non riesce ad esaurire tutta la domanda esistente.

Nel Sud, che pure offre condizioni, come ben sappiamo,  ottimali dal punto di vista paesaggistico, per la qualità anche del mare, ci sono poche e non adeguate strutture portuali ed è l'area che fa registrare il maggior ritardo non solo nei confronti delle strutture portuali di Francia, Spagna e Croazia, ma addirittura nei confronti della Grecia, della Turchia, della  Tunisia.

E non solo: lo squilibrio tra domanda e offerta comporta anche, ovviamente, l'innalzamento delle tariffe di ormeggio.

Il risultato è che, a conti fatti, le strutture estere sono più competitive sia per la concorrenzialità dei prezzi sia per il buon rapporto qualità-prezzo.


Se consideriamo l'importanza che il mare, il nostro Mediterraneo riveste come principale volano dell'industria turistica italiana si capisce quindi perché soprattutto in questo settore occorra dare risposte adeguate in termini di infrastrutture e di sistema, in qualche modo cercando anche di far capire al ‘partito del no' che realizzare porti turistici significa far crescere il turismo nel nostro Paese,  significa quindi benessere diffuso e non deve significare deturpare le coste ma inserire con prodotti di qualità, nel nostro territorio, porti turistici che possano permettere un rilancio del settore turistico che deve tornare ad essere la prima fonte dell'economia italiana.

E' la sfida, cui accennavo prima, di perseguire una maggiore competitività puntando sulla specializzazione e sulla qualità dell'offerta, con grande rispetto dell'ambiente – e dobbiamo sempre ripeterlo e stare molto attenti affinché così avvenga - , facendo leva sulle peculiarità del Sistema Italia.

Il Governo è ben consapevole di questo.

Ha individuato, tra le diverse  attività su cui puntare, il turismo nautico come leva per favorire la crescita economica ed occupazionale del Paese. E voglio fornire un dato più semplice in confronto a quello che è stato dato prima: ogni posto barca produce un nuovo occupato stabile. E' un dato che è il più alto come creazione di posti di lavoro in percentuale a qualsiasi altro settore economico.

Nel luglio del 2003 abbiamo varato la legge 172 per il riordino e  il rilancio della nautica da diporto e del turismo nautico, che è stato il volano di partenza di questo percorso.

Più di recente, con il decreto legislativo 18 luglio 2005, è stato varato il Codice della Navigazione da diporto e data attuazione finalmente alla direttiva europea 2003/44.

Un complesso quindi normativo di grande rilevanza per tutto un settore che è stato caratterizzato da un forte trend di crescita, grazie alla semplificazione delle norme, alla riduzione al massimo della burocrazia, alle importanti, fondamentali agevolazioni fiscali che hanno permesso di raggiungere livelli di crescita, nel settore industriale della nautica, che non hanno confronti in nessun Paese del mondo.

Si è data attuazione, anche in questo campo, ad una precisa linea strategica che individua nella struttura a rete la modalità che consente, soprattutto alle piccole e medie imprese, di raggiungere standard organizzativi adeguati e livelli di competitività che altrimenti non sarebbero conseguibili.

Una strategia che puó risolvere anche il problema della disomogeneità dell'offerta cui accennavamo prima, tra Nord e Sud in particolare.

E' nato un network pubblico, nell'ambito di Sviluppo Italia, la società Italia Navigando, e sono stati attivati bandi pe