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LA RIFORMA ELETTORALE
NON PUO' DIVENTARE UNA SCUSA

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Lo abbiamo detto con chiarezza, lo ha detto Berlusconi in modo inequivocabilmente: non accettiamo di parlare di riforme se lo scopo è prolungare artificialmente la vita del governo e la legislatura. Sono tante invece le ragioni per le quali ci auguriamo di andare al voto il più presto: le tasse, la politica estera, le false liberalizzazioni, l'attacco alla famiglia e tanto, tanto altro ancora. Lo sappiamo bene, i motivi non mancano. Ma anche ripartire con le riforme, in un nuovo parlamento, è una ragione importante, una delle più importanti, pensando al futuro del paese”.

Il Buongoverno di Forza Italia
3° Conferenza degli Amministratori azzurri
Fiuggi – Teatro delle Fonti
23/25 marzo 2007

Tavola Rotonda: "Riforme costituzionali e federalismo"

Intervento conclusivo di Claudio Scajola


Cari amici,
essere qui, oggi, a parlare di riforme istituzionali è molto significativo: Forza Italia è nata per cambiare questo paese, per rinnovarlo, per trasformare la politica e il rapporto fra la politica e i cittadini. La discesa in campo di Berlusconi nel 1994 è stata un evento storico proprio perché ha cambiato il sistema politico, ha fatto nascere il bipolarismo in Italia, e – con il bipolarismo – un sistema nel quale sono i cittadini a scegliere da chi vogliono essere governati.
Ma il cambiamento del sistema politico non è stato accompagnato da un cambiamento di regole coerente.
Noi abbiamo provato nella scorsa legislatura a cambiarlo, approvando una buona riforma costituzionale. Una riforma che avrebbe reso lo stato più efficiente, più trasparente, più vicino ai cittadini.

Averla lasciata cadere con il referendum è stata una sconfitta per noi, ma soprattutto un'opportunità perduta per l'Italia!
Oggi bisogna ricominciare il cammino, con realismo e concretezza, come ogni giorno Berlusconi ci insegna. E realismo e concretezza significano prendere atto che, con questo Parlamento, con questi rapporti politici, con questi interlocutori della maggioranza, un percorso riformatore ampio è molto difficile.
Certo, oggi parlano anche loro di federalismo, di riduzione del numero dei parlamentari, di distinzione fra Camera e Senato: ma ci credono davvero? Si sono convertiti? Vedo piuttosto il tentativo di utilizzare questo tema per dividere l'opposizione e  tentare così di sopravvivere.

Ma davvero sono così ingenui da pensare che la Lega sia disposta a qualsiasi cosa, di fronte alla parola "federalismo", usata come specchietto per le allodole? Che l'UdC sia pronta a ‘saltare il fosso' per una legge elettorale forse un po' più favorevole?
 
No! L'obiettivo è ancora più semplice: guadagnare tempo, prolungare l'agonia del governo Prodi perché, finché si tratta su questi argomenti, il governo rimane in piedi.
Ma si illudono!
Lo abbiamo già detto con chiarezza, lo ha detto Berlusconi in modo inequivocabilmente: non accettiamo di parlare di riforme se lo scopo è prolungare artificialmente la vita del governo e la legislatura.
Sono tante invece le ragioni per le quali ci auguriamo di andare al voto il più presto: le tasse, la politica estera, le false liberalizzazioni, l'attacco alla famiglia e tanto, tanto altro ancora. Lo sappiamo bene, i motivi non mancano. Ma anche ripartire con le riforme, in un nuovo parlamento, è una ragione importante, una delle più importanti, pensando al futuro del paese.
E nel frattempo, cari amici?
Nel frattempo molti ci raccontano che non si potrebbe mai tornare a votare con questa legge elettorale e, come molte affermazioni troppo ripetute, finiscono con il venire prese sul serio. Ma una bugia ripetuta molte volte non diventa per questo una verità!

*    *    *
 
Alla fine della scorsa legislatura noi abbiamo votato, fra gli insulti dell'opposizione, una buona legge elettorale. E' una legge che ha assicurato governabilità alla Camera, nonostante la sinistra abbia vinto le elezioni, se le ha vinte, per soli 24.000 voti. Non l'ha assicurata al Senato, certo. Ma chi fa quest'obiezione dovrebbe guardare prima di tutto i numeri. Anche noi forse ce li stiamo dimenticando. E allora ricordiamoli.
Alla Camera, dicevamo, la sinistra ha vinto per 24.000 voti. Al Senato, noi abbiamo vinto per 200.000. Di fronte a questo risultato, un vero pareggio,  nessuna legge elettorale può garantire la governabilità.
Ma c'è qualcosa di più!
Se gli elettori hanno scelto un pareggio, perché la legge elettorale dovrebbe garantire la vittoria  ad una delle due parti? E' democrazia questa? La sinistra incolpa la legge elettorale delle sue attuali difficoltà al Senato. La verità dimenticata è che nel 2006 la maggioranza degli elettori, al Senato, ha scelto noi, non loro!
E poi in un anno sono cambiate tante cose. La prima è che un anno fa le urne avevano decretato il pareggio, oggi abbiamo 12 punti in più della sinistra. Oggi l'Italia non è spaccata in due: dopo aver visto la sinistra all'opera, sceglierebbe certamente noi, la Casa della Libertà – e, amici, continuo a usare questo nome, che io trovo splendido, a costo di dispiacere a qualcuno!
Se si votasse oggi con questa legge non è vero che il Senato sarebbe ingovernabile: tutte le simulazioni che abbiamo fatto dimostrano che avremmo una comoda maggioranza, almeno una ventina di seggi.


*    *    *

E comunque non abbiamo detto di no alla proposta di cambiare la legge. Ma certo non siamo disponibili a un dibattito strumentale.
La sinistra ha messo in sostanza sul tavolo due modelli possibili, quello tedesco e quello francese, facendo intendere di essere disponibili su entrambi.  
La malafede è evidente: chi conosce anche superficialmente i due sistemi, sa che vanno in direzioni diametralmente opposte.
Sono entrambi intrinsecamente coerenti, ma il sistema francese è fortemente maggioritario, e bipolare, il sistema tedesco è rigidamente proporzionale, e annulla o indebolisce fortemente il bipolarismo.

I due sistemi hanno una sola cosa in comune: il fatto di essere del tutto inadatti alla realtà italiana.
Il sistema francese, si sa, è basato sul doppio turno. L'esperienza insegna che è un modo di votare che gli elettori italiani non gradiscono. Alle elezioni amministrative, dove lo si utilizza, al primo turno la partecipazione è elevata, al secondo di norma bassissima. Il risultato, voi lo sapete bene,  è che un Sindaco e un Presidente di Provincia sono eletti, in molti casi, dal 30-40%  degli eventi diritto, e fra questi magari solo una risicata maggioranza li sostiene. Si può avere un primo cittadino scelto davvero da meno di un quarto degli elettori.
Quante volte il vincitore al ballottaggio ottiene meno voti, in cifra assoluta, dello sconfitto al primo turno? Quante volte chi al primo turno arriva al 49% dei voti viene sconfitto al ballottaggio? Non sono casi limite, sono gravi e frequenti indizi di patologie del sistema.
Ma davvero vorremmo rischiare di avere un Parlamento scelto dal 30% degli Italiani? Camere così delegittimate potrebbero rappresentare un paese tanto complesso?
E' del tutto escluso.

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Il sistema tedesco è un proporzionale puro, sia pure articolato in parte su collegi elettorali, che non garantisce né il bipolarismo né la governabilità.
Provate a immaginare cosa sarebbe successo se avessimo applicato il sistema tedesco agli ultimi risultati elettorali: né il Senato, né la Camera sarebbero governabili. La grande coalizione – come si è dovuto fare appunto in Germania - oppure nuove elezioni sarebbero state inevitabili.
E' vero, anche noi in passato avevamo parlato di sistema tedesco. Ma di un sistema tedesco adattato alla realtà italiana, cor

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24 marzo 2007 Fiuggi