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Discorso del Presidente Claudio Scajola per il ricevimento del riconoscimento dell’elica.

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“L’aereo a reazione comprendo meglio che possa riuscire a volare; quello che mi ha sempre incantato, invece, č che un’elica di legno, soltanto se plasmata nel modo giusto, riesca a far volare un uomo nel cielo”

Stralci del discorso del Presidente Claudio Scajola
per il ricevimento del riconoscimento dell'elica
AEROCLUB SAVONA E RIVIERA DEI FIORI
(Aeroporto di Villanova d'Albenga, 16 febbraio 2008).

 

"Ringrazio Mauro Zunino Presidente dell'Aeroclub, tutti i suoi collaboratori e tutti coloro che operano da molti anni in questo territorio bello e significativo.
Questa è l'occasione  anche per salutare i Sindaci del comprensorio, che sono presenti e che ringrazio per essere qui, insieme a tanti rappresentanti del mondo delle istituzioni e a coloro che ben rappresentano il grande fascino del volo.  Provo una certa commozione, perché quando ho ricevuto la lettera di Mauro Zunino - una bella lettera, molto lunga, nella quale mi annunciava la consegna di quest' elica -  mi sono sentito anche un po' indegno di questo riconoscimento perché, come giustamente osservava il ‘provocatore' sindaco di Alassio, io non so pilotare un aereo, né un elicottero né altro mezzo aereo. Non ho al mio attivo molte ore di volo, però devo dire che ho sempre avuto questa passione perché ho passione, da quando sono nato, per tutto ciò che è innovazione ed il volo è componente fondamentale nel percorso di innovazione di un popolo; gran parte di ciò che oggi riteniamo comune patrimonio della nostra civiltà ha preso spunto dalla ricerca che ha impegnato l'uomo nel volo, fino ad arrivare sulla luna. Non sempre  ci rendiamo conto di quanto il volo - con l'industria, con la ricerca tecnologica, con gli uomini – abbia contribuito al  progresso del nostro Paese. 
Peraltro, ritengo che la formazione che l'uomo acquisisce sfidando lo spazio aiuti molto la crescita umana della persona, perché abitua al grande rispetto che è intrinseco al mistero della vita.  Far volare qualcosa nell'aria e farla stare su significa anche avere fiducia in quanti hanno lavorato prima per allestire il mezzo, prestando la massima cura nel verificare ogni piccolo dettaglio, e quindi suscita in ognuno di noi senso di responsabilità e fiducia nel prossimo. Credo sia molto importante, quindi, sottolineare la sfida che si è protratta nei secoli, fin dal momento in cui qualcuno pensò -  per primo Leonardo - che l'aria si potesse avvitare. 
Quando noi cerchiamo degli esempi, cerchiamo delle icone per educare i nostri figli, pensiamo sempre a persone che hanno avuto grande rispetto per gli altri, mettendo a repentaglio la propria vita.  Ebbene, se ci perdessimo a cercare tra queste icone quali percentualmente occupino lo spazio più significativo, noi troveremo gli aviatori: sono infatti moltissimi gli esempi di aviatori che perdono la vita quando c'è un guasto, un problema sull'aeroplano, ma prima fanno di tutto per salvare una città, una scuola, un'abitazione.  Si tratta di casi anche recenti,  di medaglie la valore assegnate in grandissima parte proprio agli uomini e alle donne del cielo.
Tutto ciò conferma quanto tentavo di dirvi prima, ossia quanto il progresso nel volo abbia contribuito non solo all'evoluzione tecnologica, ma altresì allo sviluppo della nostra civiltà, e alla diffusione del sentimento umanitario.
Ecco perché, anche se non ho al mio attivo ore di volo alla guida di un aeroplano – ho sperimentato questa emozione una volta su un jumbo, un'altra sull'aereo con cui sono atterrato diverse volte a Villanova, ma era soltanto una prova assistita per lasciarmi in mano un attimo il timone -  la sfida dell'uomo nello spazio mi ha sempre affascinato e non credo sia un sentimento solo mio.
Vi ringrazio quindi per avermi attribuito questo riconoscimento, che non si collega alla mia storia personale, ma credo si riferisca alla mia collaborazione, all'aiuto che ho dato per preservare questo territorio. 
Molti di voi che hanno qualche capello bianco in più ricorderanno che negli anni '70 e negli anni '80 l'idea che predominava era quella di chiudere questo aeroporto e utilizzare l'area per altri piani di sviluppo: lo scalo è stato difeso "con le unghie e con i denti" dagli amministratori pubblici della Provincia di Imperia e della Provincia di Savona. Con grandi difficoltà, con esborsi di denaro da parte di piccole amministrazioni, che non hanno bilanci  significativi.
Poi nel tempo, con la costanza di molti di voi questo aeroporto è arrivato ad avere davvero tutto: ha una aerostazione molto bella, costruita con gusto, ha una pista che se pur corta è stata realizzata con perizia, regge bene e ha un bel fondo.
Voglio dire che  attorno a questo aeroporto, con l'aiuto di tutti, si è costruito molto: c'è il nucleo elicotteristi, la caserma  dei Vigili del Fuoco che adesso dovrebbe partire, ed altro.
L'aeroporto di Villanova deve prendere sempre più coscienza di non essere un piccolo aeroporto. La Liguria, è la porta del Nord Italia e la porta dell'Europa, è quindi un crocevia strategico.  Siamo sul confine, siamo la principale apertura sul Mediterraneo, quindi è evidente che dobbiamo fare un salto di mentalità per comprendere quanto la nostra terra sia importante.
In parte ci siamo riusciti, e lo dico con orgoglio. E' un concetto che è stato recepito in Liguria e abbiamo ottenuto, per la prima volta nella storia da quando c'è l'Europa unita, che alla nostra Regione fossero accordati, nella parte di Savona e di Imperia, dei finanziamenti europei per opere pubbliche e per infrastrutture.
Questo stesso sentimento di orgoglio lo dobbiamo nutrire per l'aeroporto di Albenga.
Durante i molti viaggi che ho fatto nel mondo ho incontrato diversi Comandanti di aereo che mi rivolgevano parole di gentilezza aggiungendo un particolare, ovvero che avevano conseguito il brevetto a Villanova d'Albenga, il che mi ha sempre riempito il cuore di soddisfazione, ed è senza dubbio un particolare significativo.
Però l'aeroporto non può servire solo a questo. Quest' area deve contribuire ad avvicinarci al resto del mondo, con voli di linea e voli charter. Ci abbiamo provato prima con l'Alitalia e non ha funzionato; poi ci abbiamo provato con Airone e ha funzionato per tre quarti ma poi c'è stato un nuovo arresto. Ci stiamo riprovando con i tedeschi, e speriamo di riuscirci. Comunque noi ci proveremo sempre, perché abbiamo bisogno di comunicare di più con il resto del mondo, e cogliere un concetto semplicissimo: se è vero che le Province di Savona e di Imperia, insieme, costituiscono un polo di attrazione turistica che, se paragonato alla densità di popolazione, è al primo posto in Italia, è evidente che questo territorio ha bisogno di avere vie di comunicazione più accessibili.  Purtroppo la nostra autostrada non è di grandi dimensioni ed è ormai intasata dal traffico: cercheremo di realizzare la Albenga-Carcare-Predosa, che è fondamentale, perché non si entrerà più a Genova, non si arriverà più, quindi, in questo territorio.  Ci serve poi un'altra bretella, che alleggerisca il tratto Albenga-Genova collegandoci con Milano-Torino e Nord Europa. 
Il raddoppio ferroviario è in via di realizzazione, quindi i collegamenti miglioreranno nei prossimi anni, ma abbiamo anche bisogno di sviluppare la parte a mare, settore in cui siamo rimasti indietro. Non è infatti possibile che in tutte le parti del mondo si riescano a spostare le persone anche attraverso  barche veloci, e qui no.  Abbiamo lasciato inutilizzata questa nostra ‘autostrada', mentre potrebbe essere un metodo molto intelligente per collegare i nos

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16 Febbraio 2008 Villanova Albenga