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F.I. Coordinamento Nazionale, Dipartimento Energia, Convegno "Energia, Il futuro del nostro sviluppo"

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"Bisogna progredire in questo settore perché si è fatto ancora poco, bisogna essere più celeri, bisogna fare ancora per aggredire i problemi più grossi. Bisogna fare una grande meditazione anche a livello europeo per affrontare specificamente il tema del nucleare. Ma prima, credo che sarà necessario fare uno sforzo più importante per comunicare meglio".

Introduzione alla Tavola rotonda

Mi scuso per il ritardo, ma c'era il Consiglio dei Ministri, che ho abbandonato, per partecipare a questo  Convegno il cui  titolo, "Energia e il futuro del nostro sviluppo", ne evidenza l'importanza, perché si confronta sui problemi veri che il Paese ha di fronte. Quindi non posso che esprimere compiacimento nei confronti dell'on. Frigerio e dell'on. Vito,  che è il responsabile del settore per Forza Italia,  per aver realizzato questa iniziativa di una giornata che, vedendo il programma, è molto nutrita di argomenti, con notevolissime presenze, che rappresentano  la nostra ‘intellighenzia' nel settore e non solo  e non soltanto per l'Italia, ma anche fuori dai nostri confini. Che sia un'iniziativa utile lo dimostra anche che molte persone sono rimaste fuori e sono ancora fuori da questa bellissima sala, che è stata scelta  forse sottodimensionata rispetto a quella che poi  si è dimostrata essere l'attenzione nei confronti di questo tema. Mi vergognavo un po', entrando,  a sorpassare le persone fuori. Ho cercato di spendere qualche mia parola per riuscire a farli entrare e per superare questa burocrazia, a volte esagerata, sul  numero dei posti delle persone che possono entrare in sala.  Il mio compito è quello di moderare una tavola rotonda, quella della mattinata, nutrita di importanti interventi e, nella mia breve introduzione, vista la mia esigua esperienza nel settore dell'energia,   mi sforzerò di non cadere nella banalità e nella elencazione di luoghi comuni,  tanto più di fronte a un pubblico qualificato.

Io credo di dovermi limitare a due osservazioni di fondo che possono indirizzare il dibattito che seguirà. La prima è che il progresso passa attraverso l'energia e quindi, anche l'Italia, che deve rilanciare il proprio futuro,  ha bisogno di energia. Ha  bisogno di energia più degli altri perché è un Paese che, per un  insieme di diverse scelte, dipende dall'estero, sia per il petrolio, sia per il gas naturale, sia per il carbone; una dipendenza dannosa sul piano economico perché paghiamo costosissimi prezzi d'importazione di materia prima. Il settore energetico deve tendere ad una migliore diversificazione delle fonti energetiche e tenere presente il possibile ritorno  del  nucleare, così come ha sollecitato a fare, nonostante l'enorme complessità del problema, il Presidente Berlusconi. L'Italia, proprio per l'assenza  di  elementi naturali energetici,  è uno dei paesi che produce meno energia propria, è uno dei  grandi importatori di energia e quindi è prioritaria  la necessità di dibattere di questo problema,  reso attuale in questo momento anche  dal Governo Berlusconi, che in questi tre  anni è riuscito ad approvare provvedimenti significativi per cercare di accelerare e  liberalizzare, ma anche di svincolare le eccessive rigidità del sistema energetico del nostro Paese.

L'Italia ha bisogno su questo tema di diffondere anche una nuova cultura: gli italiani sono abituati a cogliere l'esigenza dell'energia perché la utilizzano, e ne sono anche forti utilizzatori, ma non hanno avuto una cultura appropriata che gli facesse capire  che l'energia va prodotta e che se per l'energia si sostengono costi superiori rispetto agli altri  partner, si danneggia il sistema economico del Paese. Noi siamo in questa difficoltà storica, aggravata da eccessive strumentalizzazioni, ma  anche, talvolta,  da legittime preoccupazioni, che hanno anteposto la pericolosità della produzione  dell'energia alla necessità di produrre energia. E' sempre difficile equilibrare questi due  elementi, è sempre difficile far cogliere le vere opportunità anche perché ci sono esempi, ancora di più evidenti nel mondo globalizzato,  in cui in tante parti del mondo, anche a noi più vicine - io sono appena rientrato dall'Ucraina e  quindi ho  potuto vedere da vicino - queste preoccupazioni legittime, di fronte alla pericolosità della produzione di energia nucleare, sono andate   a modificare l'effettivo stato delle cose,  con una comunicazione sbagliata che ha dato in pasto all'opinione pubblica  elementi completamente diversi da quelli che effettivamente erano. 

Ecco,  la nostra  sfida   è quella di riuscire a raggiungere un equilibrio,   sancito anche  dal protocollo di Kyoto, che permetta di conciliare,  in questo Paese, una vera politica energetica, per  la necessaria  produzione propria, con quella del rispetto per l'ambiente e quindi della non pericolosità. Questa è la sfida. Sono parole banali, dico delle cose scontate, che tutti condividiamo, però devo dire che c'è qualcosa che mi rende più ottimista in questa sfida: la "provocazione" che il Presidente del Consiglio ha fatto la settimana scorsa non ha avuto una risposta come qualche anno fa ci sarebbe stata sui media. Non ha avuto una risposta di attentato eclatante alla sicurezza dei cittadini, come sarebbe accaduto negli anni precedenti, ma è stata vista come un'occasione di maggiore riflessione sulla politica energetica di questo Paese. Bene la mia introduzione non poteva che essere molto semplice, senza la pretesa di voler raccontare, di fronte a tante autorevoli personalità, argomenti specifici,  perché poi toccherà a loro. Credo però che la nostra sfida sia ancora una volta culturale, e mi rivolgo soprattutto a voi perché siete voi gli artefici del mondo energetico, una sfida che non avete ancora vinto, tra le tante sfide che avete affrontato:  quella di  riuscire a comunicare meglio al Paese quello che è il titolo di questa bellissima tavola rotonda "non c'è sviluppo senza energia". Questo credo sia fondamentale comunicarlo al meglio perché diventi patrimonio comune dei singoli cittadini italiani.

Conclusioni

A conclusione dei lavori di questa Tavola rotonda, ringrazio ancora gli on.li Frigerio e Vito che hanno organizzato l' incontro. Abbiamo ascoltato interessantissimi interventi di persone che voglio citare personalmente per ringraziarli della loro partecipazione, mi riferisco a  Clavarino, Fornaciari, Jane, Lelli, Pistella, Ricci, Quadrino, Romano,  Zuccoli da ultimo, che ci hanno presentato un quadro molto completo della nostra situazione: fonti energetiche e futuro. A cosa servono questi incontri? Quando rimangono per pochi può sembrare che servano a poco. E' uno scambio di informazioni, è una occasione per far sapere agli altri intervenuti quanto si fa e come dovrebbe  essere il nostro futuro. Direi che è troppo poco. Posso dire con soddisfazione che io ho partecipato ed ho appreso molte cose che non conoscevo e altre le ho ascoltate in maniera più approfondita del solito,  questo significa che ci deve essere più attenzione da parte del mondo della politica nei confronti dei responsabili, dei tecnici dei diversi settori. Questo  è un ‘mea culpa' che dobbiamo fare noi come classe politica, dobbiamo migliorare questo rapporto, ma sul settore dell'energia siamo in fase di emergenza, non è che ci sia molto tempo. Il Governo Berlusconi  mi piace ricordarlo - anche perché in questo momento ho il compito fare un po' il controllore dell'attività di Governo dei vari settori -   sul tema, dopo anni di stagnazione,  ha fatto