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Intervento del Ministro Scajola al Forum “Innovazione energetica e rilancio del nucleare. Lo scenario italiano”

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“Il Governo ha posto al centro della propria strategia energetica il potenziamento della dotazione infrastrutturale (centrali, rigassificatori, gasdotti, elettrodotti), la diversificazione delle aree di approvvigionamento, lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, la promozione dell’innovazione e, non da ultimo, il rilancio del nucleare”.

OICE – ASSOCIAZIONE DELLE ORGANIZZAZIONI DI INGEGNERIA, DI ARCHITETTURA E DI CONSULENZA TECNICO-ECONOMICA

INNOVAZIONE ENERGETICA E RILANCIO DEL NUCLEARE. LO SCENARIO ITALIANO.
IL PUNTO DI VISTA DEL GOVERNO

(Roma, 18 marzo 2009)

INTERVENTO
DEL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO
ON. CLAUDIO SCAJOLA

Grazie Presidente.
Signore e signori,

ho accettato volentieri l'invito a partecipare a questo interessante Forum, che offre una preziosa occasione di confronto su temi di rilevanza strategica per la politica energetica del Paese.
Nell'attuale delicata fase di crisi dell'economia mondiale, una decisa azione di promozione dell'innovazione nel settore energetico può svolgere un ruolo trainante per accrescere il livello di competitività del nostro sistema-Paese ed aiutarci ad agganciare la crescita non appena i primi segnali di ripresa torneranno a manifestarsi sui mercati.
Ci attendono sfide impegnative: la lotta ai cambiamenti climatici, l'esigenza di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e di accrescere la sicurezza degli approvvigionamenti ci pongono di fronte alla necessità di ripensare gli attuali modelli di produzione e consumo di energia.
Questa necessità, avvertita da tutti i Paesi industrializzati, risulta ancora più urgente per il nostro Paese, che – a differenza dei suoi principali partner – presenta alcune evidenti anomalie.
Il nostro mix di generazione elettrica è, infatti, eccessivamente squilibrato a favore delle fonti fossili: oltre il 60% del nostro fabbisogno è soddisfatto da gas e petrolio.
E le attuali quotazioni del greggio non devono illuderci: una volta superata la fase più critica della congiuntura economica, il prezzo del petrolio tornerà inevitabilmente a salire, non certamente ai picchi precedenti, ma comunque a livelli superiori agli attuali (secondo i più accreditati analisti internazionali intorno ai 70-80 dollari al barile).
Di fronte alla volatilità dei prezzi dei prodotti petroliferi, abbiamo limitate capacità di difesa: il contributo delle fonti rinnovabili è ancora troppo modesto (circa il 17%, di cui 12% idroelettrico) e non possiamo contare sull'apporto di centrali nucleari.
Siamo l'unico Paese che, per mettersi al riparo dai pericoli di una nuova Chernobyl, ha deciso di abbandonare il nucleare, pur continuando ad importare miliardi di kWh elettronucleari da nostri vicini, come la Francia e la Slovenia, a costi superiori a quelli che sosterremmo disponendo di centrali nucleari in Italia.
Esistono ben 13 centrali straniere a meno di 200 km dai nostri confini.
Ciò vuol dire che la scelta compiuta con il referendum del 1987 non ha attenuato in alcun modo la nostra esposizione al rischio, ma ci ha solo privati dei benefici del nucleare in termini di sviluppo tecnologico, riduzione dei costi dell'energia, ricadute industriali.
Continuiamo a dipendere troppo dall'estero (circa l'85% del fabbisogno), per giunta da aree ad elevata instabilità politica, con conseguenti rischi per la sicurezza degli approvvigionamenti, come la recente crisi del gas tra Russia e Ucraina ha confermato.
Per questa ragione, è prioritario procedere ad un riequilibrio del mix di generazione elettrica, diversificando le fonti e le aree di approvvigionamento, in linea con la necessità di contenere le emissioni di CO2, alle quali la produzione di energia elettrica contribuisce attualmente per ben il 27%.
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Cari imprenditori,
le inefficienze del nostro sistema energetico ci fanno pagare l'elettricità il 30% in più rispetto ai nostri partner europei, con evidenti ricadute negative in termini di competitività.
E' ora necessario riallineare progressivamente i prezzi alla media europea, adottando appropriate contromisure.
Il Governo ha posto al centro della propria strategia energetica il potenziamento della dotazione infrastrutturale (centrali, rigassificatori, gasdotti, elettrodotti), la diversificazione delle aree di approvvigionamento, lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica, la promozione dell'innovazione e, non da ultimo, il rilancio del nucleare.
L'energia nucleare, insieme alle fonti rinnovabili e all'efficienza energetica, è indispensabile per ridurre stabilmente e in misura consistente la dipendenza dal petrolio: è l'unica fonte in grado di garantire energia su larga scala, a costi competitivi e senza emissioni di CO2.
Proprio per questo motivo, nel disegno di legge "Sviluppo", già approvato dalla Camera e attualmente all'esame del Senato, abbiamo inserito due fondamentali pilastri del nostro progetto nucleare.
Il primo è costituito dalla previsione di una dettagliata norma di delega che rimette al Governo il compito di definire – in una logica di libero mercato, senza alcuna pretesa di stampo dirigista – la nuova disciplina di settore che regolerà lo svolgimento delle attività nucleari, dall'iter autorizzativo sino allo stoccaggio dei rifiuti radioattivi.
In questo contesto, sarà stabilito anche il nuovo sistema di misure compensative minime da corrispondere direttamente alle popolazioni interessate: famiglie ed imprese residenti nel territorio.
Saranno, inoltre, introdotti precisi obblighi di comunicazione nei confronti della popolazione, che deve poter contare costantemente su una informazione completa, leale e scientificamente corretta su tutto ciò che riguarda il funzionamento di ciascuna centrale.
Dialogando in modo continuo, trasparente ed aperto con il territorio interessato, sarà possibile creare attorno al nucleare quella vasta area di consenso che è necessaria per il successo dell'iniziativa e che si raggiunge senza eccessive difficoltà in molte esperienze straniere, a cominciare dalla vicina Francia.
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Il secondo fondamentale pilastro su cui si basa la nostra strategia di rilancio del nucleare in Italia è costituito dalla creazione di un autorevole presidio di sicurezza.
Nel disegno di legge "Sviluppo", abbiamo previsto l'istituzione dell'Agenzia per la sicurezza nucleare: un organismo dotato di adeguate competenze professionali e delle risorse tecniche necessarie per garantire la tutela dell'ambiente e della salute di lavoratori e cittadini.
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Grazie al "Protocollo di Accordo" recentemente stipulato tra Italia e Francia, il progetto nucleare italiano potrà contare, inoltre, sulla vasta e consolidata esperienza del Paese che ha la dotazione di centrali nucleari attive (59 impianti) più consistente in Europa e la seconda a livello mondiale, inferiore solo agli Stati Uniti (104 impianti).
La collaborazione con la Francia sarà ad ampio spettro ed interesserà molteplici aspetti: dalla ricerca di convergenze istituzionali in seno all'Unione Europea ai temi della sicurezza; dalle attività nel ciclo del combustibile alla costruzione ed esercizio degli impianti; dalla formazione dei tecnici alla cooperazione tecnologica e nel campo della ricerca; dallo smantellamento degli impianti alla collaborazione industriale in Paesi terzi.
L'accordo lascia impregiudicata la scelta delle tipologie di impianti nucleari da realizzare nel territorio nazionale: questa scelta resta affidata al mercato, nell'ambito delle tecnologie che saranno individuate dal CIPE, secondo quanto previsto dal disegno di legge "Sviluppo".
È quindi evidente che tutti gli operatori interessati avranno l'opportunità di partecipare al programma nucleare italiano, in una logica di libera concorrenza.
L'unico "vincolo" che riteniamo di dover porre con certezza è che vengano utilizzate tecnologie efficienti, sicure ed affidabili, che diano al nostro Paese

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18 marzo 2009 Roma, Auditorium ARA PACIS