“L’Italia ha bisogno di una fiscalità più equa e razionale, che sappia coniugare certezza delle regole, fermezza nella lotta all’evasione, rispetto per le esigenze delle imprese. Troppo spesso il fisco viene, invece, percepito come un freno allo sviluppo delle aziende, una fonte di burocrazia e contenzioso, un insostenibile onere economico”.
CONFCOMMERCIO FISCALITÀ E PMI: UN FISCO SOSTENIBILE PER LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE (Genova, 18 maggio 2009) INTERVENTO DEL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO ON. CLAUDIO SCAJOLA Grazie dottor Paternostro. Amici di Confcommercio, signor Prefetto, signore e signori, caro Carluccio, sono lieto di partecipare a questo incontro con te, per far conoscere il variegato mondo delle piccole e medie imprese, il ruolo prezioso che esse svolgono per la nostra economia e le difficoltà con cui quotidianamente sono chiamate a confrontarsi. E di questo tema e del vostro titolo voglio parlare. Proprio qualche giorno fa si è conclusa la prima edizione della "settimana europea per le PMI", un'iniziativa che si è svolta contemporaneamente in tutti i Paesi dell'Unione europea, con l'obiettivo di promuovere lo spirito imprenditoriale ed informare le Vostre aziende sulle opportunità offerte dalle istituzioni locali, nazionali e comunitarie. Questa rinnovata attenzione nei confronti del mondo delle piccole e medie imprese rappresenta un segnale positivo ed assume un particolare significato nella difficile fase congiunturale che stiamo attraversando: è il riconoscimento del contributo determinante che ogni giorno fornite per contrastare la crisi economica, rilanciare la competitività, salvaguardare i posti di lavoro! *** Cari amici, l'Italia ha saputo finora resistere meglio di altri Paesi all'impatto della congiuntura, grazie ad alcuni dei suoi tradizionali punti di forza. Il nostro sistema economico è fondamentalmente sano: le nostre istituzioni finanziarie non sono fallite né sono state nazionalizzate; il mercato immobiliare non è imploso; il patrimonio mobiliare e immobiliare delle nostre famiglie (pari a 8.000 miliardi nel 2007, secondo le stime di Banca d'Italia) è di gran lunga superiore al nostro pur ingente debito pubblico (che ammonta a oltre 1.700 miliardi). E, soprattutto, possiamo contare su un tessuto produttivo costellato da una miriade di piccole e medie imprese, che costituiscono, è stato già ricordato ma dobbiamo ripeterlo, oltre il 95% della struttura produttiva italiana, contribuendo per oltre l'80% all'occupazione e per oltre il 70% alla formazione di valore aggiunto. Questo straordinario patrimonio di professionalità, passione, laboriosità ci consente di rispondere alla crisi con la necessaria flessibilità organizzativa, ma – allo stesso tempo – evidenzia alcune criticità, che rendono il sistema delle piccole imprese particolarmente esposto agli effetti della congiuntura. Consapevole di questa fragilità, il Governo si è attivato a sostegno delle Vostre aziende, intervenendo per fronteggiare l'emergenza più immediata ed insidiosa, quella della stretta creditizia. Per questo, abbiamo potenziato il Fondo centrale di garanzia, lo abbiamo esteso anche all'artigianato e ne abbiamo aumentato la dotazione di 1,6 miliardi: questo significa 70-80 miliardi di crediti garantiti. E abbiamo reso il fondo ancora più efficace, con l'aumento a 1,5 milioni del tetto massimo delle operazioni garantite e con l'estensione della garanzia dello Stato. Questo vuol dire rischio zero sul credito concesso dalle banche e, quindi, minore costo del denaro per le piccole aziende. *** Non dobbiamo certo fermarci qui. Sappiamo bene che la crisi di liquidità che colpisce le imprese, soprattutto quelle medio-piccole, impone un impiego attento della leva fiscale, non solo per liberare risorse a favore di impieghi produttivi, ma anche per orientare le strategie aziendali verso soluzioni organizzative e gestionali in linea con le nuove sfide dell'economia globale. L'Italia ha bisogno di una fiscalità più equa e razionale, che sappia coniugare certezza delle regole, fermezza nella lotta all'evasione, rispetto per le esigenze delle imprese. Troppo spesso il fisco viene, invece, percepito come un freno allo sviluppo delle aziende, una fonte di burocrazia e contenzioso, un insostenibile onere economico. E l'indagine di Confcommercio lo conferma: più del 75% delle imprese italiane ritiene che la pressione fiscale, previdenziale e contributiva sia eccessiva e costituisca un limite per la crescita e la competitività del sistema-Paese. Quasi il 60% del campione intervistato ha, inoltre, lamentato che le norme cambiano troppo frequentemente e l'informazione è spesso lacunosa e tardiva: sono soprattutto le piccole e medie imprese del commercio e dei servizi a risentire l'impatto di questa eccessiva instabilità del quadro normativo di riferimento. È un dato significativo, che denuncia una situazione di forte disagio e che merita risposte concrete da parte delle istituzioni. Il Governo Berlusconi si è già attivato in questo senso, con prime misure che vengono incontro alle istanze delle imprese, nel rigoroso rispetto dei vincoli imposti dalla nostra finanza pubblica. E, per questo, siamo intervenuti su diversi fronti. In pochi mesi abbiamo abolito 36 mila leggi, avviato un processo per tagliare del 25% gli oneri amministrativi per le imprese, attuato interventi di semplificazione che assicureranno un risparmio valutabile tra i 4 e i 5 miliardi l'anno per le piccole e medie imprese. Abbiamo introdotto il regime di IVA per cassa, stabilendo che l'imposta sia versata solo all'atto dell'effettiva riscossione. Qualche giorno fa, dopo l'acquisizione del "via libera" della Commissione europea, è stato varato il decreto che rende definitivamente operativo il nuovo regime per le imprese con un volume d'affari non superiore ai 200.000 euro. È una misura attesa da tempo, utile soprattutto per le piccole imprese penalizzate anche dai ritardi nei pagamenti, che in Italia registrano tempi medi ben al di sopra della media europea (88 giorni, contro i 55 degli altri Paesi). A questa misura si affianca l'accelerazione del pagamento dei rimborsi IVA, che nel 2008 sono stati pari a 7,6 miliardi e nei primi due mesi del 2009 hanno già raggiunto la somma di 2,7 miliardi. Positive ricadute sono state ottenute anche dalla riduzione di tre punti dell'acconto IRAP e IRES, che ha consentito un incremento di liquidità a favore delle imprese, per un valore complessivo di circa 1,7 miliardi. Ci attendiamo buoni risultati anche dalla riduzione dell'imposta sostitutiva per la rivalutazione degli immobili d'impresa e dalla nuova "fiscalità di distretto", introdotta con il "pacchetto anticrisi", che consentirà alle aziende di optare per un regime agevolato ai fini dell'applicazione dell'imposta sul reddito delle società. Il volume delle imposte da versare verrà concordato in via preventiva per la durata di almeno un triennio: in questo modo saranno assicurati importanti vantaggi in termini di competitività, programmazione dell'attività e pianificazione finanziaria. E' così amici dobbiamo accelerare la revisione degli studi di settore. *** Presidente Sangalli, la vera chiave di volta, come tu hai ricordato, per il rilancio e la valorizzazione delle PMI italiane, sarà l'applicazione dei principi e dei criteri direttivi dello Small Business Act, che l'Europa ci richiede in attuazione della strategia di Lisbona. Il Tavolo di iniziativa per le piccole e medie imprese – che abbiamo istituito, per primi in Europa, lo scorso marzo con il concorso di tutte le categorie interessate – ha prodotto già primi, positivi risultati. Ne sono un esempio le nuove severe norme sulla contraffazione e la nuova disciplina sulle reti di impresa, che abbiamo previsto nel disegno di legge "Sviluppo", approvato dal |