Prefazione di Gianni Baget Bozzo
Claudio Scajola è a oggi una delle figure più significative di Forza
Italia. Egli ha nel partito un consenso proprio, legato alla sua
persona e alla sua storia e la prova è nel fatto che egli è stato
delegato da Berlusconi a presiedere in sue veci il Comitato di
Presidenza del partito. Ma in un certo modo Scajola è un homo novus,
un uomo che deve la sua emersione a leader nazionale a Forza Italia.
Senza Berlusconi e il partito non sarebbe quello che egli è: ma
neanche Forza Italia sarebbe quello che è senza l’opera di questo
singolare forzaitaliota. Diciamo singolare perché Claudio è in un
certo modo un perfetto prodotto della Dc, un figlio di famiglia e un
figlio d’arte. La prima volta che sentii pronunciare questo nome fu
durante la Resistenza, perché suo padre era un militante antifascista
e tra i fondatori della Democrazia Cristiana a Imperia: solo ora però
ho appreso notizia della biografia paterna. Nella Democrazia
Cristiana Scajola non avrebbe fatto forse una così brillante
carriera. Per quanto, come dicevamo, nato tutto all’interno della Dc,
Claudio ha nel suo temperamento qualcosa di non legato a quella
capacità di mediazione che è caratteristica del temperamento
democristiano.
Democristiano di nascita, non era democristiano di temperamento, lo
prova la sua agitata carriera politica. Questo libro evita
volutamente di addentrarsi nella complessa vita delle correnti di cui
la vita democristiana era intessuta. Correnti che talvolta siamo
portati a rimpiangere perché operavano una rigorosa selezione del
personale, costruivano la carriera politica degli elementi migliori.
Questo fenomeno meriterebbe un’attenzione maggiore da parte degli
studiosi ma soprattutto dei responsabili dei partiti in quanto se ne
è perduta la tracci! a nella formazione del personale politico di oggi.
L’Autore ha preferito piuttosto soffermarsi a lungo sulle vicende di
Scajola sindaco di Imperia per mettere in luce la sua caratteristica
principale di pragmatico e di organizzatore, di uomo che è a suo agio
nella trattazione dei problemi amministrativi; appare qui quella che
sembra la sua dote fondamentale: la tenacia. Il suo linguaggio è
tutto istituzionale e relativo ai problemi che tratta. Si sente in
lui la capacità del vero amministratore, quella che è la sua forza, e
forse anche il suo limite, la capacità di decisione affrontando e
superando gli ostacoli anche con eccessiva audacia.
Certo non credevo, quando Mario Valducci mi venne a chiedere che cosa
pensavo dell’ingresso dell’uomo politico di Imperia in Forza Italia,
che quell’ingresso sarebbe stato così decisivo per il partito. E qui
vengono le affinità temperamentali tra Scajola e Berlusconi: la
tenacia, la capacità di decisione, un sostanziale non conformismo. E
anche la volontà di comando, forte nell’uno e nell’altro. Le doti che
convengono a chi sa realizzare cose. Scajola è diventato un leader
perché ha trovato in Berlusconi un uomo che ha le sue stesse qualità
e i suoi stessi difetti.
Claudio ebbe il merito di convincere Berlusconi a fare la cosa che
Berlusconi meno desiderava e tuttora meno desidera: fare un partito.
Ho sempre considerato Scajola intrinsecamente complementare al leader
di Forza Italia: e quando questa complementarietà venne
temporaneamente meno, ho pensato che non fosse un bene per nessuno
dei due. Claudio costruì un partito a immagine di Berlusconi, un
partito con un livello democratico in ambito metropolitano e
provinciale e presidenziale in ambito regionale. Ciò consentiva di
rendere coesistenti la direzione unitaria del partito e il suo
radicamento.
Se Scajola, dopo le elezioni del 2001, fosse rimasto al partito,
forse il sistema avrebbe funzion! ato. Ma Berlusconi vide in Scajola
l’uomo adatto a dirigere il Ministero dell’Interno. E non aveva
sbagliato. Claudio era un uomo fatto per affrontare le macchine
amministrative e cercava di realizzare in esse il massimo di
efficacia. La razionalizzazione dell’impiego della forza pubblica era
uno dei suoi obiettivi centrali: e a questo si deve la realizzazione
di quella abolizione delle scorte che, giusta in linea di principio,
incappò nel doloroso assassinio di Marco Biagi. Forse il suo collega
del Lavoro non fece presente a Claudio, che del mondo sindacale non
si era mai interessato, i rischi dei casi Tarantella e D’Antona, cioè
il fatto che coloro che scrivevano leggi sindacali erano gli
obiettivi preferiti delle Brigate Rosse. Da qui l’interruzione di un
incarico a cui egli era naturalmente predisposto, quello di Ministro
dell’Interno. Venne così meno quella collaborazione importante tra
Berlusconi e Scajola che aveva retto gli animi più significativi per
la vita di Forza Italia. Il libro racconta, anche in dettaglio,
l’opera del Ministro durante il G8 e gli sono grato come genovese di
aver difeso l’operato della polizia, nonostante il processo in cui
sono stati coinvolti i poliziotti del G8. Scajola è stato Ministro
dell’Interno di un Governo di centrodestra all’inizio degli anni del
terrorismo islamista che minacciò anche il G8 di Genova. È un dato da
non sottovalutare e che personalmente non dimentico avendo avuto modo
di parlarne con lui direttamente e diffusamente.
Scajola è tornato nei giorni difficili di Forza Italia, dopo le
elezioni regionali dcl 2005, in cui la figura politica del partito è
stata messa in discussione da un insuccesso elettorale di
significative proporzioni. È passato dal Ministero per l’Attuazione
del Programma al Ministero delle Attività Produttive in fine
legislatura, un Ministero a lui più congeniale perché vi ha trovato
pane per i suoi denti, av! endo di fronte uno dei più drammatici
problemi che il Paese attraversa: il problema dell’energia.
L’emersione della Cina e dell’India hanno fatto salire il petrolio
verso prezzi penalizzanti per l’economia occidentale. Per questo
Scajola è arrivato a proporre il tema proibito della politica
italiana: quello del ritorno all’energia nucleare, rinnovando i
rapporti con produttori di energia nucleare ai nostri confini o più
lontani, come la Francia, la Slovenia e la Bulgaria.
Ci auguriamo che, in futuro, Scajola possa ancora attivarsi per il
Paese con un incarico di governo. La lunga esperienza ha insegnato
all’uomo della fortezza anche l’altra virtù cardinale a lui meno
congeniale: quella della prudenza.
Gianni Baget Bozzo
Introduzione
La prima volta che ho incontrato l’On. Claudio Scajola è stato verso
la fine del 2004 nel suo ufficio di Imperia. Dopo avermi fatto
accomodare in una delle due poltroncine di fronte alla sua scrivania,
mi ha guardato, ha sorriso e mi ha detto: “Lei vuole scrivere su di
me, ma non mi conosce…”. Aveva ragione. Come giornalista avevo
seguito le sue vicissitudini prima come Sindaco di Imperia e poi come
parlamentare di Forza Italia, per cui avevo un’idea approssimativa di
chi fosse il personaggio che mi stava di fronte. Ma non lo conoscevo.
Per cui, se volevo raccontare la sua storia, dovevo imparare a
distinguere l’uomo dall’esponente politico, la sfera privata da
quella pubblica. Cominciò così il mio periodo di studi su Claudio
Scajola. Per un anno ho frugato nei suoi archivi, mi sono letto
centinaia di articoli e decine di libri su di lui. Inoltre ho anche
incontrato numerose persone la cui vita in qualche modo si è
incrociata con la sua, e ognuno mi ha fornito un tassello in più per
il puzzle che faticosamente stavo cercando di mettere assieme. E
quando ho avuto qualche dubbio, quando mi serviva un’informazione d! i
pri ma mano, in qualche modo sono sempre riuscito a incontrarlo
nonostante il pochissimo tempo libero che i suoi impegni
istituzionali gli concedevano.
Il risultato di questa ricerca non è un volume di memorie, ma
soltanto la ricostruzione tra cronaca e storia del percorso politico
fin qui compiuto da Claudio Scajola. In termini tecnici, lo definirei
un libro documento. Il mio scopo, infatti, è quello di raccontare ciò
che l’On. Claudio Scajola ha materialmente realizzato nel suo
percorso politico, dagli inizi fino ad oggi, illustrando tanto i
risultati quanto gli eventuali errori. Corredando il tutto con
testimonianze, documenti e fatti. E nulla è stato travisato o
volutamente distorto. A questo proposito sia l’impostazione del libro
sia la scelta degli argomenti qui trattati sono stati esclusivamente
miei e l’On. Scajola non si è mai permesso di discuterli, rispettando
sempre la mia professionalità. E di questo intendo dargliene atto
pubblicamente.
Questo libro dunque doveva essere, ed è, un resoconto giornalistico
sull’avventura politica, come io stesso l’ho definita, di colui che
indiscutibilmente è il personaggio politico più rilevante della
Liguria e uno dei maggiori protagonisti della vita pubblica italiana
di questi anni. Pertanto qualunque errore od omissione si possa
riscontrare nel testo è da addebitarsi soltanto alla mia responsabilità.
Maggio 2006
R.D.S.
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